AssoSoftware lancia “Investo Digitale”: un segnale per il dopo Transizione 5.0
All'assemblea di Milano AssoSoftware ha presentato la proposta “Investo Digitale”, che secondo uno studio potrebbe aggiungere lo 0,20% al PIL al terzo anno. Non è un incentivo utilizzabile oggi, ma un segnale da seguire per chi pianifica investimenti in MES e integrazione IT/OT.
AssoSoftware, l'associazione italiana dei produttori di software, ha tenuto la propria Assemblea dei soci a Milano. Secondo la notizia pubblicata il 1° novembre 2026 da Automazione Plus, nell'occasione è stata presentata la proposta “Investo Digitale”, accompagnata da uno studio che stima un possibile aumento del PIL dello 0,20% nel terzo anno di applicazione.
Cosa è emerso dall'assemblea
L'assemblea ha rinnovato la presidenza di Pierfrancesco Angeleri, mentre Mario Pedrazzini e Piermassimo Colombo sono stati confermati vicepresidenti per i prossimi quattro anni. Accanto agli aspetti di governance, il sommario dell'articolo riporta alcuni dati di contesto:
- il software in Italia vale 66,7 miliardi di euro di fatturato;
- l'Italia investe in software meno dei principali concorrenti europei;
- il 71% delle aziende del settore ha già adottato l'intelligenza artificiale;
- lo studio presentato stima un +0,20% di PIL al terzo anno con “Investo Digitale”.
Quello che ancora non sappiamo
Va detto con chiarezza: le informazioni disponibili al 2 novembre 2026 si limitano a titolo, sommario e prima frase dell'articolo. Non è stato possibile verificare il meccanismo della proposta, cioè se si tratti di credito d'imposta, superammortamento o altro strumento, né la sua dimensione economica. Non è chiaro nemmeno se riguardi anche le imprese manifatturiere che acquistano software oppure soltanto i produttori di software, né con quale metodologia sia stato condotto lo studio. Non risulta, inoltre, che il Governo l'abbia fatta propria.
Per ora “Investo Digitale” è una proposta di settore, non una misura in vigore.
Perché interessa chi gestisce uno stabilimento
Negli ultimi anni gli investimenti in digitalizzazione di fabbrica, dai sistemi MES all'interconnessione delle macchine e al monitoraggio di produzione, sono stati sostenuti da incentivi legati ai piani Industria 4.0 e poi a Transizione 5.0. Quando queste misure si esauriscono o cambiano, i responsabili di produzione e di IT/OT devono capire con quali risorse finanziare i progetti successivi. Una proposta che mira a stimolare la spesa in software, e che parte da un'associazione di categoria, indica che il tema di un'eventuale misura di continuità è sul tavolo del dibattito.
Il dato sul ritardo italiano negli investimenti in software rispetto ai concorrenti europei, riportato nel sommario, è l'argomento di fondo di questa iniziativa. Resta però da verificare se e in quale forma la proposta si tradurrà in uno strumento concreto.
Indicazioni pratiche
Per chi sta pianificando progetti di digitalizzazione, alcune cautele sono ragionevoli:
- non rinviare progetti con un chiaro ritorno operativo in attesa di un incentivo che oggi non esiste;
- verificare le condizioni degli incentivi attualmente in vigore con il proprio consulente fiscale, prima di impegnare budget;
- impostare i business case sui benefici operativi (efficienza, qualità, tracciabilità), trattando eventuali agevolazioni come un vantaggio aggiuntivo e non come condizione;
- leggere il comunicato completo di AssoSoftware e seguire eventuali sviluppi legislativi per capire se la misura riguarderà anche le imprese manifatturiere utilizzatrici.
In sintesi, “Investo Digitale” è un segnale di politica industriale da monitorare. Finché meccanismo, destinatari e copertura non saranno chiariti, la pianificazione degli investimenti dovrebbe poggiare su elementi già verificabili.