Aria compressa: Cleaf rende visibili i consumi con sensori ifm e moneo
Il 9 ottobre 2026 Automazione Plus ha pubblicato il caso Cleaf, produttore italiano di pannelli per l'arredo, che con sensori e piattaforma IIoT ifm moneo ha reso trasparenti i consumi di aria compressa. Un esempio concreto di IIoT a bassa soglia d'ingresso.
Il 9 ottobre 2026 la rivista Automazione Oggi, tramite il portale Automazione Plus, ha pubblicato il caso applicativo "Trasparenza che paga", dedicato a Cleaf, azienda italiana attiva nei pannelli per l'arredo. Secondo quanto riportato, l'azienda ha reso trasparente il consumo di aria compressa grazie a tecnologia sensoristica e alla piattaforma IIoT ifm moneo. I risultati dichiarati sono una riduzione dei costi energetici e una manutenzione meglio ottimizzata.
Cosa sappiamo e cosa no
La pagina web pubblica solo un breve estratto; l'articolo completo è consultabile in una versione sfogliabile esterna. Per questo non riportiamo cifre su risparmi, numero di sensori, sito produttivo o tempi di ritorno dell'investimento: il testo disponibile non le fornisce. Chi fosse interessato ai dettagli dovrebbe leggere direttamente il caso completo.
Tra i tag della pagina compaiono due prodotti ifm: il master IO-Link AL1350 e l'edgegateway AE2100. Ne deriva, come ipotesi nostra e non come affermazione dell'articolo, un'architettura tipica: sensori con interfaccia IO-Link, un master che li raccoglie, un gateway edge e la piattaforma moneo a monte.
Perché l'aria compressa è un buon punto di partenza
L'aria compressa è spesso un costo nascosto: è una utility diffusa in tutto lo stabilimento, ma raramente misurata a livello di linea o di macchina. Senza misure, il consumo resta una voce aggregata in bolletta, difficile da attribuire e da migliorare.
Misurarla ha un vantaggio pratico: collega due mondi che spesso restano separati, l'efficienza energetica e la manutenzione. Per esempio, un andamento anomalo dei consumi può indicare perdite o componenti in usura. Si tratta di un esempio generale, non di un dettaglio ricavato dal caso Cleaf, ma spiega perché questo tipo di progetto è considerato una porta d'ingresso accessibile all'IIoT.
Il pattern per i responsabili IT/OT
Se l'architettura è quella suggerita dai tag, il caso illustra uno schema replicabile in molti stabilimenti:
I livelli tipici di una soluzione di questo tipo:
- Campo: sensori di portata, pressione o consumo collegati via IO-Link, standard di comunicazione punto-punto ampiamente diffuso.
- Raccolta: un master IO-Link che aggrega i segnali e li rende disponibili in rete.
- Edge: un gateway che prepara e inoltra i dati, separando la rete di macchina da quella superiore.
- Piattaforma: un software IIoT per visualizzare, storicizzare e generare allarmi sui valori.
Indicazioni pratiche
Per chi valuta un progetto analogo, alcuni passaggi di buon senso aiutano a partire bene:
- Definire un perimetro limitato, per esempio una linea o un reparto, e stabilire una baseline di consumo prima di intervenire.
- Decidere in anticipo chi guarderà i dati e quali soglie di allarme attiveranno un'azione di manutenzione.
- Valutare i requisiti di sicurezza di rete fin dall'inizio, coinvolgendo IT e OT.
- Pensare a come i dati energetici potranno integrarsi con altri sistemi di fabbrica, come MES e manutenzione.
Ciò che non si misura non si può migliorare: l'aria compressa ne è un esempio classico.
Il caso Cleaf, nei limiti di ciò che è pubblico al 9 ottobre 2026, conferma l'interesse per applicazioni IIoT mirate, con un obiettivo chiaro e risultati leggibili in termini di costi e manutenzione. Per conoscere numeri e scelte tecniche occorre consultare l'articolo integrale su Automazione Oggi.